21 October 2007
Sembra proprio che i politici italiani abbiano trovato il modo di imbavagliare il Web, portando un po’ di burocrazia all’interno di un mondo che dovrebbe servire all’esatto opposto. Mi riferisco al disegno di legge Levi (.pdf) per la riforma dell’editoria approvato il 12 dal Consiglio dei Ministri ed ora in attesa di approdare in Parlamento per il varo definitivo. Aprendo il testo ci si ritrova a scorrere un documento di 20 pagine, suddiviso in 35 articoli, di cui uno è particolarmente interessante, il numero 5 riguardante l’esercizio della attività editoriale che recita: "Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e
distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative."
Nella sfera dell’attività editoriale rientreranno dunque anche i blog e i siti informativi senza fini di lucro che come prodotti informativi dovranno essere registrati al ROC, il Registro degli Operatori di Comunicazione, con i conseguenti costi burocratici e pecuniari per chi li gestisce. Non si tratta tuttavia di una questione puramente economica, ma soprattutto legale. Infatti con questa legge si obbligherà i gestori di siti a dotarsi di una società editoriale o di un direttore responsabile delle informazioni pubblicate iscritto all’ordine dei giornalisti. Tradotto in soldoni, questo provvedimento potrebbe portare alla chiusura della maggior parte dei siti ma, cosa ben più inquietante, ad un maggiore controllo dei contenuti della rete i cui autori potrebbero così essere perseguiti penalmente in caso di diffamazione che sarà da considerarsi non più semplice ma a mezzo stampa.
Curioso che un simile disegno di legge, rimasto nel cassetto da mesi, venga riproposto in maniera così urgente a seguito di fenomeni collettivi nati in rete (vedi blog di Beppe Grillo) e forme di proteste mirate (vedi caso del sito Mastella ti odio). Ancora più strano all’indomani delle primarie del Partito Democratico che presentava un blogger come candidato a segretario a testimonianza della sensibilità verso un settore così importante dell’opinione pubblica.
Siamo dunque di fronte alla morte dei blog? Presto per affermarlo con certezza in quanto il buonsenso potrebbe portare a cambiamenti del disegno di legge. Tuttavia così come appare, questa bozza sembra un chiaro tentativo di mettere il bavaglio ai contenuti del Web italiano attraverso preoccupanti limiti imposti alla libertà e al diritto di libera espressione delle persone.