27 November 2007
Vi ricordate del webmostro messo in piedi per la promozione turistica della bella Italia? Quello per cui si dice siano stati spesi almeno 45 milioni di euro, con il solo risultato di attirare le critiche di tutta la comunità internet italiana? Bene, dopo la volontà del Governo di chiudere la breve esperienza dell’ennesimo caso di sperpero di soldi pubblici, Generazione Attiva, un’associazione per la difesa dei diritti dei consumatori, ha fatto richiesta ufficiale di accesso agli atti di realizzazione del portale.
La risposta è arrivata dall’Ufficio per l’ordinamento giuridico della società dell’informazione, organo della Presidenza del Consiglio dei Ministri preposto all’analisi di domande come quella avanzata da Generazione Attiva. Risposta negativa, con la seguente motivazione: ".. la domanda di accesso, come formulata da codesta Associazione, “…non rientra tra i diritti specifici dei consumatori…in quanto finalizzata genericamente a conoscere i costi della pubblica amministrazione, in funzione di un generico ed indistinto interesse al contenimento della spesa pubblica..".
Ma come? I consumatori non sono anche cittadini? E non c’è l’obbligo di trasparenza da parte delle amministrazioni? Il silenzio non è una soluzione molto democratica, o democrazia è una parola che torna utile solo in campagna elettorale?