Fotoreporter di guerra

15 January 2009

Mi piace la storia e mi piace l’attualità. Ogni giorno osservo con attenzione le gallerie proposte dai giornali online sui fatti internazionali, comprese quelle drammatiche che raccontano di tragedie spesso inutili, di dolore e distruzioni, come solo i conflitti possono essere.

Il fotoreportage di guerra ha da sempre catturato la mia attenzione, per il valore informativo delle fotografie consegnate ai nostri occhi, ma anche per ammirazione nei confronti di chi con coraggio decide di raccontare al mondo cosa succede.
Guardando le immagini da un punto di vista fotografico, mi chiedo sempre cosa significhi essere fotoreporter di guerra. Quali pericoli sia necessario correre per fare una bella fotografia; quali sensazioni si possano provare nell’essere presenti e testimoni di una guerra; quali difficoltà, in generale, si debbano superare per fare il proprio lavoro al meglio.

Ebbene, ho ottenuto alcune risposte leggendo l’articolo pubblicato dalla radio americana NPR sul fotografo David Gilkey impegnato nell’attuale conflitto a Gaza. Il reporter descrive dettagliatamente la propria esperienza e racconta dei pericoli che è necessario correre per essere dei buoni fotoreporter.
L’intero articolo è molto interessante, ma una frase in particolare mi ha permesso di capire più a fondo il significato delle parole di Gilkey: “As a photographer, you have to be there and you have to get in as close as you can in order to get a picture that tells a story“. L’immagine del suo obiettivo colpito da un proiettile ne è la dimostrazione.

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